domenica 9 maggio 2010

UN VIAGGIO DELLA SPERANZA DAL NORD VERSO IL SUD

Da Firenze a Bari ero inguaribile mi hanno salvato'
Repubblica — 14 aprile 2004

Ora, ringrazia e vive. Maria Cristina S., 59enne insegnante toscana, aveva un tumore e i medici fiorentini l' avevano data per spacciata. Ma lei ha fatto la valigia e si è preparata al suo viaggio della speranza. Una speranza, per una volta, capovolta.
Non da Firenze a Milano o Parigi, ma dalla Toscana alla Puglia. A Bari, dove un medico dell' ospedale «Di Venere», senza illuderla, l' ha curata. E' cominciato tutto tre anni fa, quando Maria Cristina si sottopone alle prime analisi. La diagnosi è impietosa: adenocarcinoma al pancreas. La malattia è già abbastanza diffusa e i medici dell' ospedale di Firenze, città dove l' insegnante vive, decidono per l' intervento chirurgico immediato. Si rivolge persino alla sanità francese: a Parigi i medici confermano la diagnosi e propongono la stessa terapia. Le vengono asportate parti del pancreas e la milza. Il passo successivo è l' obbligatoria e dolorosa chemioterapia. E sono cicli su cicli. Ma la prognosi resta la più atroce, «infausta». Il tempo di Maria Cristina si va inesorabilmente esaurendo: i medici glielo hanno detto chiaro che non c' è più nulla da fare. Ma la donna, che ha due figli, un marito e un nipotino, non ha voglia di lasciarsi andare. E così coglie al volo una voce, di quelle che girano basse nei corridoi dei reparti oncologici, negli ospedali. «Ho sentito dire che a Bari c' è un medico...». A Bari? E' possibile che la soluzione negata nel Nord delle mille alternative si trovi proprio lì, nel Sud delle tante occasioni sprecate? A Maria Cristina non resta che provare. E' stato così che l' insegnante toscana si è ritrovata all' ingresso dell' ospedale «Di Venere» di Bari. Altri corridoi da attraversare, altre scale da fare, sempre la stessa aria pregna di etere da respirare. Un altro ambulatorio di Oncologia in cui farsi visitare. Il medico di cui le avevano parlato è proprio il dirigente di quell' ambulatorio. Si chiama Giuseppe Rizzi. Lui non le mente, non la prende in giro. E anzi conferma: sia la diagnosi che la prognosi prospettata negli altri ospedali sono esatte, dice il dottore barese. Che però subito aggiunge: «Non è semplice, ma ce la possiamo fare». Va così che la prima fase della nuova cura «non è semplice». Maria Cristina viene nuovamente sottoposta a cicli su cicli di chemioterapia: 16 volte. A queste, la ricetta barese aggiunge una serie di terapie «di supporto». E le prime reazioni sono deludenti. Le condizioni della paziente peggiorano. Ma, a questo punto, la parabola torna a salire. Dopo due mesi, la donna viene dimessa dall' ospedale e continua periodicamente il trattamento ambulatoriale. L' ultima Pet (l' analisi più approfondita possibile del metabolismo tessutale, al momento disponibile in pochissimi centri in Puglia), effettuata al «San Raffaele» di Milano lo scorso luglio, ha evidenziato una «regressione totale» della malattia. Maria Cristina è ancora sottoposta a cure «di mantenimento». Ma è guarita e ha perciò deciso di scrivere alla Regione Puglia e all' Asl «Bari Quattro» per raccontare la propria storia. Per dire grazie a quel medico. A lui, Giuseppe Rizzi, il direttore dell' ospedale «Di Venere» Giuseppe Pellecchia, ha inviato una nota di encomio. «Tale segnalazione fa onore a lei e al servizio di Oncologia», ha scritto nella nota il direttore. A lei, Maria Cristina S., è stato regalato il tempo di dire: «Conduco la mia vita di sempre, guido, lavoro, stringo tra le braccia il mio nipotino. Sono ancora io».

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